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Mark Shuttleworth è entrato agli onori delle cronache nel 2002 quando realizzò l’ambizione di una vita e divenne il primo Sud Africano a viaggiare nello spazio, pagando 20 milioni di dollari per diventare un cosmonauta civile in un volo di otto giorni a bordo della nave spaziale Russa, Soyouz. Nel 2004 Shuttleworth ha fondato Ubuntu Linux per portare il sistema operativo del pinguino a tutte le persone del mondo. Inoltre è fondatore di HDB Venture Capital e dell’organizzazione no profit Shuttleworth Foundation.
Hai pompato più di 10 milioni di dollari del tuo denaro nel continuo sviluppo di Ubuntu Linux, e ti sei personalmente impegnato in una campagna per portare alle masse un Linux libero, facile da usare e sicuro. Perché?
Durante il college ero in lotta per collegare il mio personal computer al network dell’Università. Poi qualcuno mi diede una pila di dischi di Slackware Linux, e mi ritrovai affascinato dall’ampiezza e profondità dei tools disponibili per Linux, anche in quei primissimi anni. E’ come passare dal vivere in un deserto al camminare davanti ad un buffet dove puoi mangiare di tutto. Trasformai il mio interesse in internet in un piccola impresa chiamata Thawte[ nel 1995], che vendeva certificati digitali da me creati, almeno inizialmente, con software crittografico che era disponibile con una licenza di tipo open-source.
Come hai pensato di entrare in questo tipo di attività nel 1995. Proprio quando internet stava diventando una parola familiare?
Ero povero, ero disperato, volevo essere nel carrozzone di questa cosa chiamata Internet, e volevo trovare un business che non richiedesse una grande quantità di banda ed una grande quantità di capitali. La chiave era Linux. E’ stato Linux a consentirmi di connettermi alla rete e far si che potessi assorbire questa conoscenza. E’ stato Linux a lasciarmi metter giù server in una compagnia che contava un solo impiegato, e ad avere server in tre nazioni ed a farmeli amministrare tutti quanti da remoto con una lenta connessione dial-up. Questo lo puoi fare solo con Linux.
Ho venduto questa attivita nel 1999, proprio al top della bolla di Internet. Questo poi mi ha dato l’opportunità di sedermi e chiedere a me stesso, quali sono le cose della vita di cui vuoi essere parte? Lo sai, la vita è breve.
Una di queste cose era esplorare lo spazio ed essere parte di questa avventura. Sono andato e l’ho fatto. E l’altro pensiero era di essere parte di quest’esperienza del software libero, che era stata così favorevole per me — portandola ad una più ampia diffusione. Questa è la genesi di Ubuntu.
Ubuntu Linux ha fatto tanta strada in soli tre anni. Quanto sei lontano dal sogno di Linux per le masse?
Beh, certamente siamo stati parte del processo di rendere Linux più largamente accettato, interessante ed utile. Parte di questo è dovuto ad una fortunata sincronizzazione. La stessa comunità Linux aveva deciso, intorno al 2004, che questo era un problema interessante. I ragazzi del Kernel di Linux sentivano di aver dimostrato di poter fare un kernel stabile, affidabile e robusto, la sfida successiva era il desktop. Così noi abbiamo beneficiato del fatto di essere entrati in scena nell’esatto momento in cui tutti gli altri iniziavano ad interessarsi dello stesso problema.
Qui, negli Stati Uniti, Ubuntu sta ottenendo attenzione per il suo sistema operativo desktop. Qual’è la strategia di Ubuntu nel mercato Corporate con la sua versione Server del sistema Operativo?
Certamente, ci vorrà tempo per costruire un completo portafoglio di certificazioni. Ma molte organizzazioni hanno compiuto il primo passo, e stanno usando i server Ubuntu da qualche parte — anche se si tratta ancora di cose interne all’azienda, come ad esempio banchi di prova per computer ad alte performance e gruppi di valutazione, posti dove si ritiene di poter correre qualche rischio o posti in cui non si dipende troppo da certificazioni di terze parti. Così, per esempio, persone che utilizzano cose come LAMP (Linux Apache Mysql PHP) amano Ubuntu perché ha tutto ciò di cui hanno bisogno. Abbiamo visto adozioni molto rapide in questo campo. Ovviamente ci vorrà del tempo prima di avere persone che utilizzano Ubuntu nel cuore dei loro networks e sotto i loro database server, perché dobbiamo costruire relazioni commerciali con queste aziende software. Non è il lavoro di una vita, ma certamente un esercizio che richiede più anni.
Che tipo di risposte avete dai commercianti dell’IT tradizionale?
Ha sorpreso la gente. Tu sai, ogni sorpresa è una brutta sorpresa per persone che sono dentro un così lungo ed intenso gioco che le grandi aziende stanno giocando nel mercato. Penso che abbiamo mescolato un pò le cose in un mercato che sembrava stabile e prevedibile, quindi ci vorrà del tempo per queste aziende affinché acquisiscano un punto di vista su come si sentono rispetto ai cambiamenti da noi apportati.
Cosa ne pensi dell’hardware e del sistema operativo di Apple? Sono lo standard di qualità per l’open source e Ubuntu rispetto alla loro facilità d’utilizzo ed all’eloquenza del design?
In molti casi Apple ha fatto l’andatura. Posso pensare a casi in cui è stato il software libero a fare l’andatura. Il browser Mozilla Firefox è un grande esempio di cosa succede quando prendi un buon team che ha buon materiale grezzo ed inesorabilmente si focalizza nel realizzare qualcosa che sia un divertimento usare. E’ una combinazione di semplicità ed estendibilità che ti da l’abilità di produrre qualcosa che sia contemporaneamente facile da usare per un utente alle prime armi e potente per qualcuno che si siede davanti ad un browser ogni giorno, tutti i giorni.
Quale pensi sia la “next big thing” di Linux, in cui Ubuntu può fare ancor più onde?
Noi pensiamo che la virtualizzazione sia una delle cose più eccitanti che stanno succedendo intorno a Linux nei giorni nostri, e stiamo cercando di incorporare dentro Ubuntu, in maniera trasparente, le tecnologie più entusiasmanti e mature.
Cos’è che più ti entusiasma del tuo lavoro?
Sono le onde anomale. Sono affascinato da cose che spazzano la società e poi cambiano, in differenti modi, tutto ciò che toccano. Internet stessa è stata la prima grande onda di cui potrei attualmente testimoniare. Immagino anche di aver visto il desktop computing con gli occhi di un bambino, ma non ho una vera prospettiva riguardo a questo. Ma guardando gli stravolgimenti di internet nella società, che ha cambiato il modo di lavorare di mia madre, che ha cambiato il modo di fare affari, che ha cambiato il modo in cui le persone disegnano i prodotti, e così via, è meraviglioso, che io abbia voluto un progetto che si trovi alla punta di tutto questo.
Il software libero è parte di un fenomeno più grande, che è un passo avanti nel riconoscere il valore del lavoro condiviso. Storicamente le cose condivise avevano una brutta reputazione. La reputazione era dovuta al fatto che le persone hanno sempre abusato delle cose condivise e, nel mondo fisico, qualcosa che è condiviso ed abusato diventa senza alcun valore. Penso che nel mondo digitale abbiamo l’effetto inverso, dove qualcosa che è condiviso aumenta di valore rispetto a qualcosa che è chiuso, per tutto il tempo in cui esso è contemporaneamente condiviso e riceve i contributi di tutti coloro che lo condividono.
Questo è un concetto affascinante, e penso che andrà a toccare molti settori industriali. Il software è il primo. Fare parte di ciò è tutta un’altra onda anomala.
Intervista raccolta da ComputerWorld
Autore: Doxaliber
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